Argomenti Vari

  • VITALITY – dalla Rubrica “Chirurgia Plastica” (1 maggio 1992)

    a cura del dottor Maurizio Vignoli

    D. Dopo la gravidanza l’addome mi è rimasto molto gonfio, rilassato e costellato di parecchie smagliature. Cosa posso ottenere con la chirurgia plastica?
    R. La chirurgia plastica può intervenire adottando queste metodiche: addominoplastica, liposuzione dell’addome, mini addominoplastica.
    La prima metodica è sicuramente la più complessa ed impegnativa sia dal punto di vista chirurgico che per il paziente. Consiste nell’asportazione di cute e tessuto adiposo in eccesso nella regione tra l’ombelico e il pube.
    La seconda metodica è la liposuzione: con cannule sottili si aspira l’adipe in eccesso lasciando solo da una a tre piccole incisioni di 1-2 centimetri. Questa però è indicata solo per addomi con accumuli localizzati di adipe: Di solito è indicata per pazienti giovani con cute ancora elastica e senza smagliature, infatti quest’ultime non vengono modificate per nulla dalla liposuzione.
    La terza metodica si attua per pazienti che non hanno un rilassamento cutaneo tale da giustificare una addominoplastica, ma non hanno cute tanto elastica da permettere la sola liposuzione. In questo caso si interviene con la mini-addominoplastica: intervento più leggero dell’addominoplastica, che richiede una cicatrice più corta, meno visibile: Infatti anche in questo caso si asporta una porzione di cute e di adipe, ma solo sotto l’ombelico senza disinserirlo. Verranno rimosse le sole smagliature che si trovano nella porzione di cute eliminata.

    D. E’ vero che gli impacchi di fango aiutano i processi di cicatrizzazione delle ferite?
    R. La cicatrizzazione ha inizio nel momento in cui si interrompe la continuità della cute e si considera conclusa dopo 6-12 mesi. Infatti benché la ferita appaia chiusa dopo pochi giorni, il consolidamento della cicatrice necessita di tempi lunghissimi. Il coagulo di sangue che si forma è già il primo passo della cicatrizzazione che continuerà con la migrazione di cellule che formano la cicatrice (fibroblasti), con cellule di difesa (istiociti), con la proliferazione delle cellule della cute che si trovano sui margini della ferita e si concluderà dopo molti mesi con il modellamento della cicatrice.
    Ultimamente è stato visto come i cataplasmi di fanghi argillosi possano influire positivamente su tali processi. L’argilla, infatti, da un lato, grazie al notevole contenuto in metalli come l’alluminio, svolge una notevole attività antibatterica e stimolante la proliferazione cutanea, dall’altro, aumenta la temperatura della zona favorendo l’irrorazione ematica. In realtà l’argilla ha una storia molto lunga: era già in uso presso gli Egizi nel 2.000 a.C. e fu utilizzata da Ippocrate e Galeno nel I e II secolo d.C. e successivamente ritroviamo l’argilla nei testi di medicina dal XII al XVII sec. Nonostante ciò è stata rivalutata solo recentemente e quindi necessita ancora di una seria, rigorosa sperimentazione clinica.

    D. Sin dalla nascita ho sul viso, sulla guancia in basso, un grosso neo antiestetico. E’ meglio toglierlo? La cicatrice sarà molto grande ed evidente?
    Ultimamente il problema della diminuzione della barriera dell’ozono che ci difende dai raggi ultravioletti e l’aumento degli agenti cancerogeni nell’ambiente ha portato ad un incremento dei tumori cutanei. Questo ci impone una grande cautela nel valutare qualsiasi neoformazione cutanea e quindi mi sento di consigliarle una visita da un collega dermatologo.
    Detto ciò, se la lesione desta dubbi, la rimozione sarà obbligatoria e allargata, altrimenti avrà un’indicazione solo dal punto di vista estetico. In questo ultimo caso, la dimensione della cicatrice dipende dall’estensione del neo e comunque appena superiore al diametro della neoformazione.
    Ovviamente il chirurgo plastico avrà tutte le precauzioni affinché tale cicatrice sia visibile il meno possibile usando i materiali più idonei per suturare ed orientando la cicatrice correttamente rispetto alle pieghe della cute. Ritengo, comunque, che, salve queste precauzioni indispensabili, la cicatrice (una volta consolidata) risulterà meno evidente rispetto ad una neoformazione pigmentata al volto.

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