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  • L’etica in estetica

    L’etica in estetica

    Il nostro lavoro viaggia sempre su un confine molto sottile. Quello della morale e dell’etica.

    La medicina è sempre stata intesa come un mezzo per curare una patologia con farmaci o con interventi chirurgici.La concezione di sottoporsi ad interventi chirurgici, o a procedure più o meno invasive, solo per “vanità” è un argomento di eterno dibattito.

    La medicina e la chirurgia estetica bene utilizzate non fanno più notizia ormai; sono entrate nella nostra vita quotidiana e non appartengono più esclusivamente ad una ristretta cerchia di persone con elevata disponibilità economica o del mondo dello spettacolo.

    I media invece utilizzano spesso il nostro mestiere per cercare sensazionalismo; fare ascolti e generare interesse.Proprio per questo, la trasmissione più vista e seguita del palinsesto televisivo italiano domenicale ha deciso di invitare il “Ken umano”.

    Il suo viso artefatto, allegato al post che abbiamo pubblicato, ha raccolto solo pochi consensi mentre la stragrande maggioranza dei commenti sono stati critici.

    Abbiamo letto parecchi commenti ironici; ad esempio molti consigliavano al “Ken umano”, per potere essere ancora più simile al suo modello, di effettuare un espianto di cervello come 59esimo intervento chirurgico; visto che il famoso bambolotto della Mattel ne è chiaramente sprovvisto.

    Un collega neurochirurgo invece ha ipotizzato che il “nostro Ken umano” sia affetto da una forma di dismorfofobia. Si tratta di un disturbo di tipo comportamentale che colpisce giovani uomini e donne; essi non riflettono la loro immagine corporea in maniera corretta.E’ una patologia vera e propria che va riconosciuta e adeguatamente curata.

    Infatti in altri commenti si metteva l’accento su come un medico che si occupa di chirurgia estetica debba essere in grado di diagnosticare questo disturbo e indirizzare la persona verso uno specialista che possa curarlo e seguirlo nel modo corretto.

    Le persone che sono affette da dismorfofobia infatti sono fragili e facilmente influenzabili; un medico in cattiva fede può approfittare di questa situazione per strumentalizzare questa patologia e arricchirsi alle loro spalle e sopratutto sulla loro pelle, nel vero senso del termine.

    E ci è dispiaciuto constatare, proprio per questo motivo, come molte persone abbiamo ancora poca fiducia nei medici e chirurghi estetici.La nostra disciplina deve seguire un codice deontologico; che non è solo una bella parola e un concetto morale ma è un vero e proprio modello di comportamento professionale.

    Un famoso sostenitore della chirurgia etica è il comico bolognese Alessandro Bergonzoni il quale dice: “bisogna rifarsi il senno”.

    Ecco, siamo d’accordo.Ma va bene anche rifare il seno, se il chirurgo che opera non dimentica l’etica.

    Alla prossima!

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